Quando fuori è dorato e croccante, ma dentro resta morbido e saporito, il baccalà fritto diventa uno dei piatti di mare più irresistibili della tradizione italiana. La riuscita dipende soprattutto da tre passaggi: dissalare bene il pesce, asciugarlo con cura e friggere alla temperatura giusta. Qui trovi una preparazione affidabile, le differenze tra pastella e semplice infarinatura, gli errori da evitare e gli abbinamenti più equilibrati.
La frittura perfetta nasce da pochi passaggi precisi
- Ammollo di 24-48 ore per il pesce sotto sale, con cambi regolari dell’acqua.
- Asciugatura accurata per evitare schizzi e una copertura molle.
- Olio a 170-180 °C, controllato preferibilmente con un termometro da cucina.
- Pochi pezzi alla volta per non abbassare troppo la temperatura.
- Servizio immediato con limone, insalata croccante e un vino bianco fresco.

Perché questo piatto è così amato nella cucina italiana
Il baccalà è merluzzo conservato sotto sale e, spesso, anche essiccato. Prima della cottura deve essere reidratato e privato del sale in eccesso. Non va confuso con lo stoccafisso, che viene conservato esclusivamente mediante essiccazione e richiede una preparazione diversa.
La frittura ha un ruolo importante nella cucina di mare italiana, in particolare nelle tavole romane, napoletane e meridionali. È comparsa spesso nei menu delle feste, della Vigilia e dei periodi di magro perché permetteva di valorizzare un ingrediente conservato e facilmente reperibile.
Il risultato migliore, secondo la mia esperienza, non è quello più unto o più spesso rivestito di pastella. È un boccone in cui si sentono ancora le sfoglie compatte del merluzzo, protette da una crosta sottile e asciutta.
Come scegliere e dissalare il baccalà
Per una frittura uniforme preferisco tranci o filetti di spessore regolare, senza pelle e con polpa soda. Il prodotto già ammollato è pratico, ma va comunque assaggiato o controllato, perché la sapidità può cambiare molto da un rivenditore all’altro.
Il metodo per il pesce sotto sale
- Sciacqua il pezzo sotto acqua fredda per eliminare il sale superficiale.
- Immergilo in una ciotola capiente con acqua fredda e mettilo in frigorifero.
- Cambia l’acqua ogni 6-8 ore, girando il pesce quando possibile.
- Prosegui per 24-48 ore, seguendo anche le indicazioni del venditore e lo spessore del filetto.
- Assaggia una piccola parte prima di cucinarlo. Se è ancora troppo sapido, continua l’ammollo per qualche ora.
Il frigorifero è importante sia per la qualità sia per la sicurezza alimentare. Dopo l’ammollo, elimina pelle e lische, taglia il pesce in pezzi da circa 50-70 g e tamponalo molto bene con carta da cucina. Un filetto umido abbassa la temperatura dell’olio e rende la copertura pesante.
La ricetta in pastella per una crosta leggera
Con queste dosi preparo circa 4 porzioni. La pastella deve avvolgere il pesce senza coprirlo completamente: se è troppo densa, il fritto risulta spesso e tende a rimanere crudo vicino alla polpa.
Ingredienti
- 600 g di baccalà già dissalato
- 150 g di farina 00
- 50 g di amido di mais o fecola di patate
- 220 ml circa di acqua frizzante fredda
- 1 cucchiaino raso di lievito istantaneo per preparazioni salate, facoltativo
- olio di arachidi per friggere
- limone e pepe, solo al momento del servizio
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Procedimento
- Taglia il pesce in bocconcini regolari e asciugalo nuovamente.
- Mescola farina, amido e, se lo usi, lievito. Versa l’acqua frizzante poco alla volta, lavorando con una frusta.
- Lascia riposare la pastella in frigorifero per 20-30 minuti. Deve risultare fluida, simile a una panna leggera.
- Scalda almeno 1,5-2 litri di olio in una pentola alta o in una padella profonda fino a 170-180 °C.
- Immergi pochi pezzi alla volta, ben ricoperti ma privi di eccesso di pastella.
- Friggi per circa 4-6 minuti, girandoli una volta, finché la superficie è dorata.
- Scola con una schiumarola e appoggia i bocconcini su una griglia o su carta per fritti.
Non salare automaticamente la pastella. Il pesce può avere già una sapidità sufficiente e aggiungere sale prima dell’assaggio è l’errore più difficile da correggere. Il limone, invece, va spremuto soltanto nel piatto, perché l’acidità ammorbidisce la crosta se resta a contatto troppo a lungo.
Infarinato o in pastella quale versione scegliere
Le due tecniche producono risultati diversi e non esiste una scelta universalmente migliore. La versione infarinata è più asciutta e mette in primo piano il pesce; quella in pastella offre una crosta più evidente e protegge meglio la polpa durante la cottura.
| Versione | Risultato | Quando sceglierla |
|---|---|---|
| Solo farina | Copertura sottile e croccante | Quando il filetto è spesso e vuoi valorizzare il sapore del pesce |
| Pastella ad acqua frizzante | Crosta leggera e irregolare | Per un antipasto conviviale o una frittura alla romana |
| Pastella con uovo | Rivestimento più ricco e morbido | Per una preparazione più sostanziosa, da servire come secondo |
Per la variante infarinata, passa i pezzi asciutti in farina di riso oppure in un mix di farina 00 e amido di mais. Scuoti bene l’eccesso e friggi subito. La farina di riso è una buona soluzione quando cerchi una crosta molto asciutta, ma non deve essere usata in uno strato spesso.
Gli errori che fanno perdere croccantezza
Il problema più comune non è la ricetta, ma la gestione della frittura. Quando l’olio è freddo, la copertura assorbe grasso; quando è eccessivamente caldo, scurisce in fretta mentre il centro resta poco cotto.
- Pesce bagnato. Asciugalo con più passaggi di carta e attendi qualche minuto prima di infarinarlo.
- Olio insufficiente. I pezzi devono poter galleggiare senza toccare il fondo.
- Padella troppo piena. Friggi 4-5 bocconcini alla volta, in base alla grandezza della pentola.
- Temperatura non controllata. Un termometro costa poco e rende il risultato molto più costante.
- Coperchio durante la cottura. Il vapore ricade sulla crosta e la rende molle.
- Carta assorbente usata troppo a lungo. Dopo pochi minuti trasferisci il fritto su una griglia, così il fondo non rimane umido.
Se non hai un termometro, immergi nell’olio un piccolo frammento di pastella: deve formare bollicine vivaci e risalire rapidamente, senza bruciare. È un’indicazione utile, ma meno precisa del controllo della temperatura, soprattutto su fornelli domestici.
Come servirlo e quali vini abbinare
Portalo in tavola appena scolato, con spicchi di limone e una macinata leggera di pepe. Per alleggerire il piatto abbino un’insalata di finocchi, radicchio o sedano, evitando salse troppo dense che coprirebbero la delicatezza del merluzzo.
Il vino deve rinfrescare la bocca e contrastare la parte grassa della frittura. Le mie scelte più convincenti sono:
- Verdicchio dei Castelli di Jesi, sapido e abbastanza strutturato per sostenere la pastella.
- Falanghina, fresca e agrumata, ideale con limone e contorni vegetali.
- Vermentino, marino e profumato, particolarmente adatto a una cena estiva.
- Bollicine brut, perfette quando il fritto apre un aperitivo o un menu di festa.
Servirei il vino tra 8 e 10 °C, senza ghiacciarlo troppo. Un bianco eccessivamente freddo perde profumo e rende più difficile percepire il carattere del pesce.
Il dettaglio finale che cambia davvero il risultato
La frittura non va preparata con largo anticipo. Puoi dissalare il pesce il giorno prima e organizzare la pastella poco prima di cuocere, ma i bocconcini devono arrivare in tavola entro pochi minuti dalla scolatura.
La regola che seguo è semplice: pesce ben dissalato, superficie asciutta e olio stabile. Con questi tre elementi anche una ricetta essenziale, fatta soltanto di farina o acqua frizzante, restituisce un piatto croccante, profumato e fedele alla migliore cucina di mare italiana.